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Foto: Luciano ROSSO Seborga 2

Foto: Luciano ROSSO Seborga 1

Foto: Luciano ROSSO Seborga 3

 Logo Come ci si arriva: Uscita casello autostradale di Bordighera (Autostrada A10 Ge-Ventimiglia).

Si prosegue in direzione Sasso e quindi s’incontra Seborga. Il villaggio di Sasso, meta di romantici inglesi della “Belle époque”, si distingue per i toni variopinti dei fiori che esplodono ad ogni stagione, in un silenzio profumato, tra la quiete di ulivi, limoni ed aranci. E da Sasso si sale alla collina, tra anse sinuose di un antico percorso di penetrazione a monte, e ci si imbatte in una serie di bandiere azzurre e bianche che conducono allo Stop di una Garitta, quasi ci si trovasse in un nuovo mondo dagli estemporanei confini.

“Principato di Seborga” si legge. Circa 14 Kmq circondati dal monte Caggio, con sguardo a mare. Un errore amministrativo o un rogito non registrato lascerebbe sostenere ad esperti giuristi che il Principato di Seborga non appartenga al territorio italiano. Del “ Castrum Sepolcrii”, del 400 d.C., da cui il toponimo attuale, si ha notizia di un Castello a quattro bastioni, nelle vicinanze del quale i Catari, anticamente, tumulavano i loro sacerdoti. Feudo dei conti di Ventimiglia, per grazia ricevuta in malattia dal Conte Guido, venne ceduto ai monaci Benedettini di Lerino nel 954.

Consacrato Principato nel 1079, rimase l’unico Stato Cistercense fino alla data del 20 gennaio 1729, quando Vittorio Amedeo II° di Savoia lo acquistò. Da qui l’enigma…L’atto non venne mai registrato e pertanto Seborga non entrò a far parte né della Repubblica Genovese dopo il trattato di Aquisgrana nel 1748, né del Regno di Sardegna dopo il congresso di Vienna. Non si parlò di annessione al Regno d’Italia nel 1861 ed il Principato continuò a godere fino al 1946 del diritto di “Nullis Diocesis”. L’attuale Principe Giorgio I° si batte con tenacia affinché il diritto vantato venga riconosciuto, benché debba attualmente rispettare ogni normativa prevista dalle vigenti Leggi della Repubblica Italiana.

I monaci di Lerino istituirono una Zecca per battere monete propria il 24 Dicembre 1666 ed oggi Giorgio I° ha riaperto la Zecca dove si coniano monete a corso legale. Il “Luigino” è l’unità monetaria “corrente” ed è pari a 6 $ USA. Il centro storico risalente all’anno 1000 è di particolare pregio. Gradevole è la Piazza ed interessante è la Parrocchiale di San Martino, che contiene una artistica tela della Madonna col Bambino di Scuola Spagnola ed un preziosissimo calice argentato del 1500. E tra Palazzi, mulini, ponti e principeschi Stemmi, vola la fantasia, tra il tessuto urbano di un mondo a sé stante, contornato da quanto potrebbe essere ancora salvato dopo un recupero urbanistico veramente non molto “nobile”. Non serve una bacchetta magica. Promessa di Principe ???

   

 

 

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